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ÜBER "PETER UNCINO"
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Il
Messaggero
09.01.2003
von Rita Sala |
Teatro/"Peter Uncino" al Sistina
MILVA REGALA UNA TERRIBILE MATURITÀ
A PETER PAN
ROMA - Locandina di riguardo quella di "Peter
Uncino", lo spettacolo in scena da ieri sera al Sistina per
la regia di Giorgio Gallione: il testo è di Michele Serra,
le musiche le firma Mario Tutino, gli interpreti si chiamano Milva
e David Riondino. Tempo unico, scena fissa, gli attori sempre presenti,
i musicisti di "Tangoseis" sistemati di lato, alla sinistra
di chi guarda dalla platea, l'evento si propone davvero come spazio
teatrale "griffato", scialando in eleganza e raffinatezza.
A centro palcoscenico (il Sistina dà ampio risalto alle soluzioni
scenografiche e ai costumi di Giovanna Buzzi) c'è una montagna
rossa che sta al posto di tante cose insieme: l'isola di Capitan
Uncino, il suo abito scarlatto con lunga bottoniera e gale dorate,
la montagna della maturità, forse dell'astuzia, cui Peter
Pan, eterno bambino, anela per forza, pressato dai tempi. Milva,
nei panni del marinaio monco, siede in cima al grumo rosseggiante,
su un trono che, a tratti, la inghiotte per intero.

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In testa, il famoso cappello del Capitano,
tricorno nero bordato di piuma candida che letteratura, tradizione
e cartoni hanno reso icona da consumo popolare. Peter Pan, lirico
faunetto, le si agita intorno, in basso. Per entrambi, la danza
metaforica e il commento di un "io narrante" brechtiano
affidato a Nicola Alcozer, che volteggia qua e là con ali
scure da angelo perduto. Si parla, si
ragiona, si recita e si canta. Peter ostinatamente agganciato alla
poesia della regressione; Uncino roboante, spietato, irridente,
tronfio di isolato potere sull'isola "che c'è".
Il testo di Serra ritrae con pennello di acquerellista ironico il
progressivo, dolceamaro, inevitabile avvicinamento fra i due: il
primo abbandona, dopo mille digressioni, lo stato di libertà
riferibile all'infanzia, il secondo gode nel regalare al fanciullino,
dentro un cappello uguale al proprio, consapevolezza e infingardaggine.
Tutto nell'apparente allegria che accompagna il disvelamento di
una stessa figura con due facce, il Giano della quotidianità,
Peter da una parte, Uncino dall'altra. Milva è ficcante,
giustamente gonfia e terribile. Interpreta da par suo le arie scritte
da Tutino senza dimenticare il gran passato tedesco della diva.
Riondino sogna e distilla nei panni, cari a chiunque, dell'immaturo/veggente
affezionato a se stesso.
© Il Messaggero
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