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ABOUT "MILVA CANTA MERINI"
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L'Eco
di Bergamo
17.03.2004
di Pier Giorgio Nosari |
EMOZIONI D'ANTEPRIMA
Unoccasione da non mancare. Milva ha presentato
in concerto, lunedì al Teatro Strehler, il suo nuovo cd,
il primo in italiano dopo un decennio, dedicato alle liriche della
Merini. Milva canta Merini muove i primi passi in quella
che è la seconda casa di Milva, a pochi giorni dal 73°
compleanno della poetessa milanese (il 21 marzo).
Ma lo spirito celebrativo è presto scacciato. Bastano la
voce fuori-campo della Merini, che apre la serata (e il disco):
linedito Gli occhi di Milva. E poi il trascinante
motivo (il più orecchiabile tra quelli composti da Giovanni
Nuti) di Sono nata il 21 a primavera. Lalbum mescola
pop, echi etnici, atmosfere struggenti e sonorità dissonanti
o ossessive, ma sempre privilegiando la varietà di registro
e la facilità dascolto, che è (vuole essere),
il corrispettivo dellimmediatezza della poesia della Merini.
Una poesia che accarezza la pelle degli spettatori e la fa vibrare,
e poi di colpo te la trovi nel petto.
Succede anche sul palco, non solo in platea. Qualcosa che strappa
Milva al suo ruolo di padrona di casa, di cantante famosa, di una
bravura totale, potente e carezzevole al tempo stesso. E la
discrezione con cui si lascia spazio ai versi, alla loro evidenza
dolorosa. E alla voce della Merini, in scena per raccogliere un
applauso interminabile e stuzzicare Milva, con lironia tagliente
di chi molto ha sofferto e molto può soffrire. La poetessa
legge La terra santa, struggente racconto del proprio
internamento in manicomio, con quella voce impastata di sigarette
che, in termini strettamente teatrali, non si può certo dire
bella.
Ma non importa: questa voce trascina con sé le cicatrici
dei mille inferni che ha attraversato, Nessuno lha piegata.
Nella memoria del dolore, sprizza la scintilla di una felicità
segreta, e modella versi perfetti, immediati e profondi. Ma
anche distesa per terra / io canto ancora per te / le mie canzoni
damore: sono i versi finali de Lalbatros,
forse il brano più struggente.
© L'Eco
di Bergamo
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