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ABOUT "MILVA CANTA MERINI"

    Gazzetta di Parma
17.03.2004
di Fabrizio Marcheselli

Milva con la Merini
UNO SPETTACOLO AFFASCINANTE A MILANO

NOSTRO SERVIZIO
MILANO - La poesia di Alda Merini ha trovato la voce di Milva per diffondersi via etere, ma soprattutto la voce di Milva ha trovato la poesia di Alda Merini per entrare per sempre in questo etere cosmico. Le musiche, inedite, le ha composte il giovane Giovanni Nuti e il risultato è Milva canta Merini (sottotitolo Sono nata il 21 a primavera), un album di 11 brani e una traccia «rom» che è stato presentato con un concerto e una conferenza stampa lunedì sera al Teatro Strehler di Milano.
Il cd, prodotto da Mario Limongelli per la Nar International, con gli arrangiamenti di Lucio «Violino» Fabbri, uscirà nei negozi di dischi venerdì. Milva torna così a pubblicare in Italia un disco di brani inediti dopo 11 anni nei quali la sua stella ha brillato in Germania e Francia. Per la Merini, la più importante poetessa italiana vivente, vincitrice del Premio Montale e candidata al Nobel per la letteratura, si tratta dell'esordio come «paroliere», anche se i testi del cd riprendono sue liriche già esistenti.
Tranne Gli occhi di Milva, lirica inedita, e Prima di venire, dedicata al giornalista Vincenzo Mollica nel volume Clinica dell'abbandono del 2003, le poesie del cd sono incluse in raccolte degli anni '90: Sono nata il 21 a primavera, Gli inguini, Canzone dell'uomo infedele, La terra santa (capolavoro dell'84), Spazio e L'albatros, tutte da Vuoto d'amore del '91, Nella notte che geme il tuo patire da Titano amori intorno del '93 e I sandali da Un'anima indocile del '96.
Undicesimo brano del disco è il divertissement Johnny Guitar, tema dell'omonimo film Usa del '54, accennato dalla Merini al pianoforte e da Milva al canto, quasi per cercare un feeling forse più nell'arte che nella condivisione umana. Sui tappeti sonori disegnati con maestria e classicismo da Nuti, Gli occhi di Milva e La terra santa sono recitate in presa diretta dalla Merini. E non potrebbe essere altrimenti per La terra santa, che rievoca il terribile periodo tra il '65 e il '72 trascorso in manicomio dalla Merini. Versi ispirati dall'esasperazione: «Una pozza di acqua infettata ci ha battezzati tutti /.../ Fummo lavati e sepolti /.../ Quando amavamo ci facevano l'elettrochoc perché, dicevano, un pazzo non deve amare nessuno».
La vocalità di Milva è sempre straordinaria, soprattutto quando può esprimersi liberamente in tutta la sua drammaticità come ne L'albatros e in Prima di venire, ma anche nel sapore etnico-popolare di Sono nata il 21 a primavera, titolo desunto dalla data di nascita della Merini (21 marzo 1931). L'amore (tormentato) per gli uomini è il motore del lirismo, tradotto in arrangiamenti struggenti o sperimentali come il claustrofobico Spazio. Le musiche di Giovanni Nuti richiamano a tratti Brel, Morricone, Battiato e, ne I sandali, De André.
Tutto questo si è visto lunedì al Teatro Strehler di Milano, dove il cd è stato rappresentato nella sua interezza, con un'orchestra di 11 elementi, Nuti, Milva in gran forma e la vera protagonista, Alda Merini, in scena malgrado la recente operazione all'intestino e problemi a un'anca. A regalare le emozioni più forti è stata lei, che nella sua semplicità si è perfino vergognata un po' perché «all'eccidio manicomiale sono sopravvissuta inspiegabilmente, per un miracolo di Dio».
Milva, troppo formale sul palco, ha poi dominato la conferenza stampa, dove ha confessato di voler apparire su Raiuno (Del Noce permettendo...), di non aver fatto il lifting, di avere più richieste dall'estero che dall'Italia (andrà tre volte in Grecia), di sentirsi pronta per un'opera in teatro (il prossimo ottobre a Piacenza) e di non essere riuscita a convincere Ivano Fossati a scriverle una canzone e Giorgio Faletti a musicare le poesie della Merini (e Faletti, presente, ha ammesso di essersi fatto da parte perché «inadeguato alla forza di questo repertorio»).
Insomma, una Milva sulla strada della (auto)celebrazione.

© Gazzetta di Parma

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