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ABOUT "MILVA CANTA MERINI"

    Alto Adige
17.03.2004

DOVEVA ESSERE, ED È STATO, UN GRANDE OMAGGIO ALLA POETESSA MILANESE ALDA MERINI
Presentato a Milano in concerto l’ultimo disco della cantante dedicato alla poetessa milanese

MILANO. Doveva essere, ed è stato, un grande omaggio alla poetessa milanese Alda Merini, ma il vero regalo al pubblico, ai musicisti e alla stessa Milva lo ha fatto proprio la poetessa, che a metà spettacolo è comparsa in scena, commuovendo e divertendo la platea. “Milva canta Merini” è il titolo dello spettacolo andato in scena l’altra sera al Teatro Strehler di Milano ed è anche il titolo del nuovo cd della cantante, il primo in lingua italiana dopo quasi 11 anni.
Ed è proprio la voce della poetessa, fuori campo, che dà inizio al concerto-recital, con “Gli occhi di Milva”, una poesia dedicata espressamente alla cantante, con un verso che dà il senso di questo reciproco regalo: «Coloro che pensano che la poesia sia disperazione, non sanno che la poesia è una donna superba e ha la chioma rossa».
Poi è la volta di Milva: con “Sono nata il 21 a primavera”, una delle poesie più note della poetessa milanese, che proprio domenica prossima compirà 73 anni, nella data che l’Onu ha dichiarato Giornata mondiale per la poesia. Lo spettacolo prosegue con alcuni dei testi principali della Merini, cantati da Milva, e musicati da Giovanni Nuti, con gli arrangiamenti di Lucio Fabbri.
Ma, come detto, il colpo di teatro arriva a metà serata, quando lo stesso autore delle musiche accompagna in scena Alda Merini, da pochi giorni dimessa dall’ ospedale e in procinto di rientrarvi per un intervento all’anca. La poetessa cammina appoggiandosi a un bastone, che diventa però come invisibile agli occhi del pubblico, grazie all’ energia che subito esprime la Merini: quando Milva le chiede cosa prova a trovarsi sul palco, lei risponde come d’abitudine, senza peli sulla lingua: “Non sento proprio niente, perchè a me di questa situazione non me ne frega davvero niente”.
Ma poi è lei stessa a lasciarsi coinvolgere, accennando passi di danza, canticchiando dopo essersi piazzata alle spalle di Milva, fino al momento più forte, quando la poetessa si è seduta al piano e insieme a Milva ha cantato “Johnny guitar”. A questo punto è un crescendo: Alda Merini torna al centro della scena e recita il suo capolavoro “La terra santa”, che più di tutti i suoi testi racconta il dramma dei suoi lunghi ricoveri negli ospedali psichiatrici.
Il finale vede il pubblico in piedi, mentre la Merini si lamenta di non poter fumare sul palco, lanciando qualche invettiva al ministro Sirchia, mentre Milva ricorda commossa Giorgio Strehler, col quale su questo palcoscenico ebbe lunga frequentazione artistica e di vita. Dopo quasi due ore di poesia e musica, Alda Merini saluta il pubblico, ormai in standing ovation.
Una serata per i pochi fortunati che si erano aggiudicati un posto in teatro, ma tutti gli altri potranno riviverne la sostanza grazie al nuovo album inciso da Milva e dedicato alla Merini.

© Alto Adige

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