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ABOUT "PETER UNCINO" BY MARCO TUTINO
AND MICHELE SERRA
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La
Stampa
31.01.2003
by Nicla Oldoini
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MA SE PETER PAN NON SI DECIDE A CRESCERE,
CAPITAN UNCINO GLI RUBA IL RUOLO DI PROTAGONISTA
Ironia, invettiva contemporaneità,
sete di potere e vecchiaia.
Un dialogo concertante ben fatto fra prosa e canzone. Per sparlare
dattualità attraverso la fiaba.

Picture from "Peter
Uncino" by Bepy Caroli
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Milano - E' forse uno degli spettacoli meno
definibili della stagione. Un po' melologo, un po' teatro canzone,
un po' spettacolo di cabaret, un po' commedia condita con molta
satira, ma anche fonte di divertimento e riflessone, il "Peter
Uncino" prende dai suoi protagonisti il meglio della contraddizione
artistica.
Di Michele Serra, autore dei testi, c'è l'ambizione della
contemporaneità: i suoi dialoghi, affidati in gran parte
al menestrello Peter Pan Riondino (bravissimo nei panni del bambino
senza speranze) vibrano allo schiocco della politica, alla riflessione
sulla sete di potere dei giorni nostri. Del maestro Marco Tutino
c'è la grazia della musica (bravissima l'orchestra dal vivo
sul palco), capace di accompagnare, con un arcobaleno di note che
dal jazz risalgono nel classico, le corde vocali di una Milva in
grande spolvero.
Di Milva c'è poi la rossa chioma, la presenza scenica della
grande diva che, seppur in abiti maschili con tanto di baffi e cappellone,
riesce a catturare l'attenzione.
Uno spettacolo ben orchestrato dalla regia di Giorgio Gallione,
che mette alla berlina un Peter Pan vecchio e invidioso ed un Capitan
Uncino biscazziere e catarroso per ferire con un colpo di fioretto
il peggio dell'umana viltà: dalla voglia di potere alla fame
di successo. Una fiaba per adulti, sconsigliata ai piccini sognatori.
© La Stampa
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