Capita allora che lei, che contende alla Ferrari il titolo "La
Rossa", diventi la bandiera rossa della resistenza al conformismo,
e che riesca a farlo, per quanto paradossale possa sembrare, costruendo
la propria ricerca in piena coerenza con la tradizione.
Leggendo quanto è stato pubblicato sugli ultimi lavori di
Milva mi sono reso conto di come sia luogo comune cominciare col
parlare di lei e finire a capofitto nella cultura. Non si incontrano
recensioni di dischi e di spettacoli, ma analisi di opere e di spessori.
Tutto ciò lontano dal sapere convenzionale, sempre sul filo
della frontiera, dalle bettole di Bertolt, Weill ed Eissler, al
veliero di Capitan Uncino, dai respiri di passione e morte sui sentieri
del tango di Piazzolla al mito della canzone francese. Per molto
meno altri hanno ricevuto lauree. Percorsi "multimediali"
come li si chiamerebbe oggi, fatti di immagine, recitazione, canto,
della particolare interattività tra attore e pubblico che
solo il teatro consente. Esperienze vissute, e ciò ha del
sorprendente, non in termini sequenziali, distribuite su decenni,
ma in modo contemporaneo, visto che le date e gli spettacoli si
intrecciano, così come i trionfi (ad Amsterdam con lo spettacolo
di Piazzolla venti minuti di applausi, cosa che non si ricordava
dai tempi dei Beatles). Una versatilità sorprendente, ma
contemporaneamente una personalità che non si lascia schiacciare
dalla forza dei personaggi, per cui comunque, sul palco, domina
la pantera.
Opere tematiche, gli spettacoli, al contrario di questo disco, che
raccoglie canzoni molto diverse fra di loro, indossate dalla voce
di Milva come abiti felini. E con la naturalezza di un cambio d'abito
la Rossa passa da un pezzo all'altro senza l'imbarazzo di doversi
giustificare, fedele alle suo origini leggere, forse convinta, in
fondo in fondo, che la cultura musicale è fatta nel contempo
di impegnato e popolare.
Al primo ascolto colpisce la capacità della voce di rendere
con estrema naturalezza le sfumature di quattro lingue diverse:
tedesco, italiano, spagnolo e latino. Quindi l'attenzione è
attratta dalle melodie, sempre valorizzate, anche nei pezzi più
ritmati. Il disco si apre con "Weitergehn", una marcetta
in stile teutonico, di quelle che a noi mediterranei ricordano molto
l'Eurofestival, quindi "Aria", un largo lirico e bocelliano,
dal testo pieno di speranza "Nell'aria che respiro c'è
una nuova melodia. E' il canto del mondo e serenità".
Si continua con "Komm Zurück" e le belle melodie
di "Falsches Spiel" e "Liebe Wagen" per arrivare
a "Liebe Ist (Perphaps Love)" una ballata di John Denver
che acquista in questa versione il sapore delle grandi orchestre
da ballo di sala. L'area "tedesca" del cd è chiusa
da "Du Liebst Nicht Mit Dem Herzen", pezzo che ha lo spessore
dei classici alla Celine Dion. L'italiano torna con "Artisti",
ispirate parole finalizzate a definire la razza di quelli che "si
sposano coi fiori e l'argento del mattino - vagano - dentro i vicoli
dell'ignoto, nei giochi della mente. - Così ridono in faccia
a Dio, in faccia al mondo, perché sanno toccare il cielo,
toccare il fondo". Rimane latina malgrado la traduzione in
tedesco "Komm Halt Mich Fest (Abrazame)" classico di Iglesias.
Perfetta per le corde interpretative migliori della nostra "Nach
All Den Jahren (Da troppo tempo)". Commosso omaggio a Piazzolla
il finale con "Ave Maria", esercizio di stile, potenza
e abilità vocale, con testo latino di Roberto Bertozzi, e
"Yo Soy Maria" dalle sonorità straordinariamente
attuali. Consueta nota dolente la difficile reperibilità
del disco sul mercato convenzionale; migliore la situazione sul
settore e-commerce, in particolare per quanti, con un filo di competenza
o intraprendenza, volessero addentrarsi nel mondo dei portali in
tedesco, presso i quali, accanto al discografico, è disponibile
una immensa quantità di documentazione critica sulla magica
ambasciatrice della cultura italiana nel mondo.
© Radio Voce Camuna
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