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A
PROPOSITO DI...
MILVA CANTA BRECHT,
tour in Italia anno 2005,
regia di Cristina Pezzoli
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Corriere della Sera
1 dicembre 2005
di Claudia Provvedini |
MILVA EVOCA STREHLER E SEDUCE CON BRECHT
Recita a Milano tra effetti speciali
Milva dei miracoli. Con la sua voce e la sua energia ha soffiato nuova vita nel superbo repertorio brechtiano. Ieri in prima allo Strehler, per il recital Milva canta Brecht ha scaricato colate di suono caldo nel freddo, rigido ritmo della musica di Weill e Eisler. Ma che musica! Sono sembrate, così, potenti e sarcastiche le ballate morali di Brecht (di cui ricorre il cinquantenario della morte il prossimo anno) anche grazie alla fresca regia di Cristina Pezzoli che ha vestito e svestito più volte “la rossa”: dal doppiopetto grigio con cui la cantante berlsuconeggia tra lanci di euro, ai pantaloni rincalzati dell0assassino lattante Apfelböck, alla bucolica camicia con gilet per cantare il ricordi di un amore sotto una nuvola bianca. Ogni brano è un vero pezzo di teatro, senza risparmio di mezzi: anche l’autoironia, la camminata buffa, la bellezza del viso camuffata da occhialini e fazzoletti alla Mutter Courage.
Efficaci, ma forse un po’ ingenui e soprattutto già visti, i video delle guerre di ieri e di oggi, con le parole di Brecht a sfregiarle tutte con la poesia e i songs, settant’anni prima, per la loro violenza stupida. “Chi ha occhi per vedere ha già capito che cosa accadrà”, canta la Ballata di Maria Sanders. Dieci con lode all’interpretazione di una Mila scarmigliata e in camicia da notte.
La seconda parte, quella che si concentra sul “Brecht delle puttane sante”, è iniziata con una sorpresa: un filmato girato negli anni Cinquanta con Giorgio Strehler, che alle prove, canta la “Moritat di Mackie Messer”, dall’Opera da tre soldi messa in scena dal regista triestino alla presenza dell’autore: irresistibile per fascino.
E’ in questa parte del recital che, accompagnata da quattro musicisti (Vicky Schaetzinger al piano, Poletto alla fisarmonica, Ulivi al banjo, Albonetti ai sax) sfidati con mosse “panteresche” salendo in piedi sul pianoforte o mimando una danza con il sassofonista, Milva ha definitivamente sedotto il pubblico, In giacca da smoking, poi tolta con mossa da strip, abito di tulle nero e lamé anni Venti/Trenta, calze velate sulle lunghissime gambe, si è buttata a capofitto nella “Ballata del magnaccia” o in “Bilbao Song”, tutte Brecht-Weill, scatenando applausi e urla di brava, fino a sciogliersi d’amore e rabbia in “Surabaya Johnny”.
© Corriere della Sera
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