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A
PROPOSITO DI...
MILVA CANTA BRECHT,
tour in Italia anno 2005,
regia di Cristina Pezzoli
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Il Giorno
1 dicembre 2005
di Ugo Ronfani |
DA BESLAN A BERLUSCONI, PER NON RIMANERE INDIFFERENTI
Milva canta Brecht (allo Strehler, fino al 4) Nel cinquantenario della morte. Ricordando Strehler. Con la regia, appassionata, di Cristina Pezzol, Accompagnata da un quartetto eccezionale (la Schaetzinger al piano, Albonetti, Ulivi e Paletto), che si discosta dalla timbratura tipica delle musiche di Weill ma attualizzandola. Strehler è in cartellone come traduttore dei song e in video come cantante. Milva? La leggenda vocale intatta, accenti popolari e raffinati, plebee e sognanti, un recitare che abbraccia la musica, la maturità che scolpisce ogni figura: in una parola magnifica. Anche per una sua personale “distanziazione” da Brecht (quello degli astratti furori dell’impegno) che si colora di ironia, ammicca con eleganza all’attualità. Con incursioni, prima, in un repertorio meno noto (“La ballata dell’agiatezza” che chi vuole dedicherà a Berlusconi, o la “Ninna nanna” su immagini della strage degli innocenti di Beslan), e poi con la riproposta dei grandi motivi intorno – trionfo confermato – a “Surabaja Johnny”. Perché Brecht, ancora, l’aveva detto Strehler nell’ultimo recital del ’96: perché seppe vedere molto avanti nella società del benessere; delle guerre ideologiche, del fallimento di molte utopie. E oggi – come mostra la regia della Pezzoli, con immagini metaforiche mai propagandistiche – perché stiamo aspettando la fine della guerra fra sfruttatori e sfruttati. Potete non andare a vedere “Milva canta Brecht”, ma in tal caso starete dalla parte degli indifferenti.
© Il Giorno
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