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A PROPOSITO DI "MILVA CANTA MERINI"

    Il Secolo XIX
17.03.2004
di Fabrizio Basso

Il recital al Teatro Strehler della cantante e della poetessa
NOTE D'ARTISTA PER ALDA
La voce di Milva avvolge le poesie della Merini

Milano. Vi voleva la musica per far incontrare la voce di Milva e la poesia di Alda Merini. Ne sono nati un cd. Sono nata il 21 a primavera – Milva canta Merini, ma soprattutto una serata di melanconia e magia, una serata irripetibile, che ha visto sul palco, in alcuni momenti Milva, Giovanni Nuti e poi lei, l’Alda, prima scostante e incattivita, poi dolce e serafica.
Il Teatro Strehler era in piedi quando la Merini, seduta al pianoforte, ha attaccato “suona per me, suona per me my Johnny Guitar”, con Milva la pantera che l’accompagnava. Poi recita “La Terra Santa” dove “le mura del manicomio sono le mura di Gerico e una pozza di acqua infetta ci ha battezzati tutti” e la voce si incrina, ma è solo un battito di ciglia, poi torna fiera e ferma e si tormenta. “A volte mi vergogno un po’ – racconta Alda al suo pubblico – perché se sono sopravvissuta all’eccidio del manicomio è un dono di Dio. Lo credo davvero. Sono morti tanti giovani là dentro e qui applaudono solo me…. Ora asta, vado a fumarmi una sigaretta, sul palco non si può”.
Milva sorride, le dice che il ministro Sirchia non sarebbe contento se sapesse che va a fumare e lei, di nuovo graffiante, appoggiata alla sua stampella e ingentilita dal suo golfino rosso sangue, replica “per questo non scrivo più, perché non fumo più. Ma se sono qua con le sigarette che consumo, sono la prova che il fumo non fa male”.
Il cd, il primo di Milva in lingua italiana dopo oltre un decennio, raccoglie 11 brani ed è un lavoro lungo due anni: “Volevano farmi fare un disco pop – ha detto – ma non ho la voce né l’età. Quando ho letto “Gli inguini” e “Io ero un uccello” (nel disco è “L’albatros”, ndr) ho incontrato i pezzi che io avrei voluto fare”. Poi si è lamentata che la tivù italiana non la vuole perché scomoda e ha ricordato di aver “sequestrato Ivano Fossati per una settimana a casa mia sul lago, chiedendogli di scrivere una canzone per me, bella come quelle composte per la Mannoia, ma non gli è venuta”. Ma la protagonista della serata è la Merini. E quando sul bis, richiesto espressamente dalla poetessa, Milva si inginocchia e fa l’Albatros morente, con viso rigato dalle lacrime, l’Alda finalmente sorride. Felice.

© Il Secolo XIX

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