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A PROPOSITO DI...
MARIA DE BUENOS AIRES 2001,
Bolzano e Sondrio gennaio/febbraio 2001,
regia Emmanuel Bohn
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Alto
Adige
7 gennaio 2001
di Daniela Mimmi |
Il coraggioso esperimento è stato
premiato
MILVA INCANTA ANCORA, MA IN SPAGNOLO
Dieci minuti di applausi per l"operita"
di Piazzolla firmato VBB
BOLZANO. Fiori, applausi, sorrisi e ancora applausi,
per lei, Milva, per gli attori della "Vereinigte Bühne",
per i due cointerpreti Daniel Bonilla Torres e Luciano Miotto, per
il regista Emmanuel Bohn, ma soprattutto per il TangoSeis Ensemble
e per il bandoneonista argentino Gilberto Pereyra. Grande successo
insomma, per questo coraggioso esperimento, salutato da dieci minuti
di applausi.
Ha vagato nello spazio per trentanni loperita di Astor
Piazzolla "Maria de Buenos Aires" prima di materializzarsi
, come un ectoplasma, sulle tavole del Nuovo Teatro di Bolzano,
ieri sera. Ha preso vita grazie alla tenacia del regista Emmanuel
Bohn che lo ha voluto a tutti i costi. Grazie al suo amore per il
tango e per Piazzolla. E grazie allamicizia con Milva.
Proprio per lei il musicista argentino alla fine degli anni sessanta,
aveva scritto questa delicata operita che ha i toni e la delicatezza,
lincanto e il disincanto di una favola. Come nelle favole
il reale e lirreale convivono fino a confondersi luno
nellaltro. Non è facile seguire questa strana storia,
raccontata e cantata per di più in spagnolo. Milva è
Maria, donna sensuale e dolcissima, nata dalla fantasia dello scrittore,
El Cantor. E un fantasma, come El Duende, ma via via che la
vicenda si dipana, acquista sempre più fisicità e
autonomia, vive, ama, muore e rinasce sotto leffetto di istinti
decisamente umani.
E come una donna, vive con intensità le sue passioni. Fino
alla morte e oltre alla morte. Perché non accetta linconsistenza
del suo personaggio, condannato a un destino di puro spirito. Riagganciandosi
in questo a tutta la tradizione culturale e soprattutto letteraria
del sudamerica, da Borges a Marques. Il dramma tra spiritualità
e fisicità si risolve alla fine, in una storta di riproposta
di una creazione che tiene conto dei due opposti. Milva, reduce
da una influenza, è comunque allaltezza del suo ruolo.
Un ruolo che Piazzolla le ha disegnato addosso e che le calza a
pennello. "Maria de Buenos Aires sono io" dice la cantante.
Ed effettivamente la sua cascata di capelli rossi, gli abiti molto
femminili che indossa, il suo modo di cantare e recitare decisamente
intensi e appassionati, danno consistenza a questo personaggio che
dovrebbe essere incorporeo. E brava, riempie la scena, strappa
applausi a scena aperta. Originale la scelta registica di Bohn:
agli struggenti tanghi, fa da contrappeso una messinscena essenziale:
le facciate di alcune case con la luce che filtra debole dalle persiane,
la piazza di questo paese fantastico che ricorda "Centanni
di solitudine": il bar e davanti lorchestra, che assume
il ruolo di un vero e proprio personaggio. Poche le luci usate,
quasi sempre fisse, densi di significati i movimenti del coro, che
si muovono sulla scena quasi come mimi, per dire con i gesti quello
che la storia non dice.
Pubblico delle grandi occasioni, quello presente ieri sera al Teatro
Nuovo, per questa prima nazionale, che prevede diverse repliche
nel capoluogo (11, 12, 13, 14, 25, 26, 27, 28 gennaio, sempre alle
ore 20.30). Tra gli altri cerano il sindaco Salghetti e il
nuovo direttore del Teatro Manfred Schweigkofler. Diversi gli abiti
da sera, tanti strass e tante paillettes a illuminare la serata
piovosa e autunnale. Tanti sorrisi e tanti applausi a illuminare
la vicenda tragica e drammatica di questi fantasmi alla ricerca
delle loro passioni.
© Alto Adige
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