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A PROPOSITO DI...
MARIA DE BUENOS AIRES 2003,
tour in Italia da marzo a maggio 2003
regia Roberto Innocente
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Il
Gazzettino
24 marzo 2003
di G.A. Cibotto |
"MARIA DE BUENOS AIRES" LA RINASCITA
DI UNA CITTÀ ATTRAVERSO LA STORIA DI UNA DONNA
La musica di Piazzolla e il testo del poeta
Horacio Ferrer descrivono latmosfera della capitale argentina
in maniera magistrale grazie anche al vitale apporto recitativo
della cantante di Goro

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Adria - Dopo aver serbato una scrupolosa
attenzione agli eventi della prosa, il "Comunale" ha sentito
probabilmente il richiamo della musica, proponendo in chiusura di
stagione tre spettacoli legati a quella che può essere definita
la tradizione del teatro progettato dall'architetto Scarpari nell'anno
di grazia 1935, rispettivamente un'operetta, una "quasi opera
lirica", ed in chiusura un balletto. L'altra sera è
stata la volta di "Maria de Buenos Aires", scritta da
Astor Piazzolla ed Horacio Ferrer, definita dal programma distribuito
in sala non opera, ma "tango operita", che alternando
il registro della "poesia recitata" alla "poesia
per immagini" ed alla "poesia in canzone", narra
attraverso la metafora di una donna la tragedia di una città.
Meglio ancora di un paese travolto dalla brutalità politica,
che dopo un periodo di sofferenza corale sta lentamente e faticosamente
cercando di riemergere dalle sue ceneri. Come si apprende giusto
dallo spettacolo intitolato "Maria de Buenos Aires", che
dopo il successo di pubblico ottenuto in Germania e Giappone, giunte
nel nostro paese per merito di una produzione nata dall'incontro
dell'Associazione "Bel Teatro" di Padova con il Conservatorio
di Musica "A. Buzzolla" ed il "Comune di Adria",
nonchè la formazione musicale "Tangoseis".
A questo punto dopo aver precisato che a prestare il suo volto e
la sua voce, nonché la sua notoria abilità di attrice
al singolare evento è stata Milva, ovverossia "la pantera
di Goro" come veniva definita dai settimanali femminili di
un tempo, non sarà male dare la parola al comunicato stampa
distribuito in teatro, nel quale si leggono notizie che aiutano
a comprendere meglio l'evento spettacolare. "L'opera, nata
dal genio musicale di Astor Piazzolla su testi del poeta Horacio
Ferrer", viene precisato, "diversamente dai suoi allestimenti
precedenti è stavolta concepita non solo in forma concertistica
ma come una vera e propria "Tango Operita". Non per niente
il regista ha messo in scena i quadri di cui si compone il poema
di Ferrer. Nel quale attori, ballerini, cantanti danno corpo ad
una sorta di opera che racconta la vita di Buenos Aires dalla quasi
morte alla rinascita, utilizzando immagini rare della città
e dell'Argentina di ieri e di oggi, ordinate anch'esse secondo un'idea
poetica dell'immagine, non documento o documentario, non narrazione
ma stimolo visivo capace di sottolineare i passaggi emotivi dell'opera".
Dopo aver concesso la parola a Roberto Innocente, alle prese con
"la metafora di Maria", e riconosciuto la sua abilità
nell'evidenziare il linguaggio insolito dello spettacolo non si
può lasciare in ombra la presenza di Milva. Che ha saputo
ancora una volta offrire una prova convincente della sua abilità
interpretativa, unendo alla sapienza di cantante la finezza di attrice
che magari alzando la testa di scatto lascia capire il dramma di
"Maria de Buenos Aires" che gli autori hanno lasciato
come fascinoso contrappunto alla storia di un popolo e di una nazione.
Una volta sottolineata la qualità delle due componenti di
"Tango Operita", rispettivamente la musica di Piazzolla
e le poesie di Horacio Ferrer, nonché la bravura interpretativa
di Milva, bravissima sia nel cantare i malinconici motivi, sia nel
recitare, vanno ricordati il "cantor" José Angel
Trelles e la voce "recitante" Daniel Bonilla Torres. Inoltre
il gruppo Tangoseis e l'Ensemble laboratorio 900 di Adria, entrambi
degni di elogio. Per concludere, volendo riepilogare il senso di
uno spettacolo per vari aspetti sorprendente, non sarà male
riportare la chiusa della nota di Roberto Innocente: "Un'opera
fondamentale che attraverso il linguaggio della musica e della parola,
cantata e recitata, attraverso la metafora di "Maria"
e attraverso le immagini parla della vita in modo universale".
Applausi festosi.
© Il Gazzettino
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