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A PROPOSITO DI...
MARIA DE BUENOS AIRES 2003,
tour in Italia da marzo a maggio 2003
regia Roberto Innocente
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Alto
Adige
1 aprile 2003
di Giuseppe Segala |
MILVA E IL FASCINO TRISTE DI BAIRES
A Brentonico gran successo per "Maria",
operita di Piazzolla
BRENTONICO. Chi è Maria? Una domanda che si fa strada nella
selva di vicende, motivi, misteri, simboli stratificati nell'Operita
"Maria di Buenos Aires", scritta dal poeta uruguaiano
Horacio Ferrer e musicata da Astor Piazzolla. Una domanda che si
pone il regista Roberto Innocente, alla ricerca di questa figura
femminile enigmatica, avvolta dai veli drammatici di un destino
sudamericano. Figura che emerge malinconica e fiera da un barrio
di Buenos Aires, accompagnata dai motivi del nuevo tango, dove si
incrociano frammenti di vita e di tragedia. L'allestimento portato
lunedì scorso a Brentonico, curato dall'Associazione Bel.Teatro,
vede protagonista di questa vicenda l'intensa passionalità
di Milva, che già nel '98 portò in scena il lavoro
con il Teatro Massimo di Palermo.
Chi è Maria? La domanda si fa largo tra il pubblico, di fronte
ad una serie di tessere che non combaciano in modo perfetto a formare
una trama lineare e definita, ma che danno luogo a sovrapposizioni
surrealiste, straniamenti brechtiani, contraddizioni tra la vita
reale e il contorno sfocato del sogno. Maria è Buenos Aires,
con le sue tragedie, il suo morire tragico e il suo rinascere. E'
la femminilità, in grado di ridare vita e vitalità
a se stessa. E' l'Argentina e lo stesso Sud America, con l'incrocio
di fantastico e quotidiano, con la vitalità e l'allegria
che incontrano con la crudeltà delle persecuzioni politiche.
Nell'allestimento dell'Operita risalta in primo luogo la coralità
degli ingredienti: poesia e musica, tango danzato e suonato, immagini
proiettate e parole, momenti di riflessione e gestualità
appassionata. Su tutti si erge la figura interpretata da Milva,
figura di eroina senza tempo, voce stentorea e di immensa espressività,
flessuosa interprete di una femminilità ferita ma sempre
rinata attraverso la carica umana di una realtà pregnante.
Attorno ad essa ruotano in equilibrata polifonia gestuale e vocale
i quattro danzatori, il narratore dalla presenza aristocratica e
assorta, magistralmente interpretato da Daniel Bonilla Torres, il
languido e trasognato innamorato portato in scena da José
Angel Trelles.
La musica di Piazzolla aderisce alla vicenda con la forza e la sensibilità
del suo tango nuovo, che inietta nella tradizione argentina gli
ingredienti della musica colta. Ritmi di milonga si mescolano al
valzer, forme contrappuntistiche si innervano di imprevedibili colori
sudamericani, il languore incantato dei temi di tango cozzano contro
gli improvvisi colpi d'ala del jazz. Una miscela corale messa in
evidenza anche dall'organico strumentale, che unisce la formazione
tipica del tango nuovo, qui magistralmente rappresentata dai Tangoseis,
al quartetto d'archi classico dell'Ensemble Novecento di Adria.
Il lavoro, che da Piazzolla e Ferrer è stato definito operita,
non ha nulla a che fare con la spensierata leggerezza dell'operetta,
mette anzi in campo il mistero, cerca di illuminare le pieghe più
oscure, le contraddizioni della vita. Ma anche i suoi aspetti più
autenticamente umani e poetici. Come dice Roberto Innocente, "Maria
è qualcosa oltre la persona, oltre la città, però
Maria è proprio Baires, la sua aria irrespirabile quanto
inquinata, le case dipinte da La Boca, segno di una lontana (e vicina)
misera esistenza".
© AltoAdige
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