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A PROPOSITO DI...
PETER UNCINO

    La Repubblica
13.10.2001
di Paola Zonca

"CON UNCINO POTREI DIRE ADDIO AL PUBBLICO"
La cantante nei panni maschili del capitano della fiaba

MILANO - Quando Marco Tutino le parlò del suo progetto, il primo pensiero di Milva fu: 'Ma cosa c'entro io con la favola di Peter Pan? Mi chiederanno di interpretare Wendy, o Campanellino?'. E invece no: l'autore di Peter Uncino aveva proprio l'intenzione di affidarle nientemeno che la parte del terribile Capitano. 'In questo caso - racconta Milva - le cose erano diverse. Mi piaceva l'idea di togliermi l'etichetta della rossa, della sexy, della diva. I song che Tutino ha scritto per me sono difficilissimi: il ritmo è rap, blues, la tessitura è molto grave, pensata per una voce maschile. Dovrò mettere le mie corde vocali a dura prova, rendere ancora più roco il timbro. Non è la prima volta che interpreto il ruolo di un uomo: accadde nel Pipistrello di Strauss, ma con una parte scritta per un mezzosoprano, che non mi costringeva a sacrificare la mia vocalità' .
Un personaggio complesso, affascinante, stimolante quello di Capitan Uncino, tanto da convincere Milva che potrebbe essere proprio il giusto "happy end" di una gloriosa carriera... 'Da un po' di tempo penso di smettere con le tournée, i viaggi, i dischi - racconta - Ho 62 anni, una madre novantenne, qualche problema di salute, anche se ho finalmente raggiunto la serenità accanto al mio compagno. Prima o poi devo dire basta. E Uncino potrebbe essere un'occasione per congedarmi con il pubblico'.
Sulla scena, di Milva, appollaiata su un trespolo, apparirà solo il viso. Piccolissimo, perché il corpo sarà coperto da una montagna enorme, incombente, creata con le mille pieghe del suo abito coloratissimo. Sotto il grande cappello da pirata, porterà lunghi boccoloni neri. Racconta la cantante: 'Peter PanDavid Riondino sta sempre sotto, perennemente in lotta con Uncino. Odia il suo berrettino e vuol rubare il cappello al Capitano, tenta di arrampicarsi, di raggiungerlo. Sono due vecchi acciaccati, sono i simulacri di quello che furono in gioventù. L'autore dei testi, Michele Serra, mi fa cantare cose bellissime e crudeli: "Al diavolo la vita del pirata, batte bandiera con il teschio e con l'uncino". Dice a Peter: "Non facciamo bambini perché siamo già miliardi di bambini". Il mio Uncino pronuncia amare verità, prende in giro Peter che ormai è vecchio ma dentro è rimasto bambino, prende le distanze dalle malefatte compiute da giovane. Smaschera il suo rivale, lo accusa di averlo combattuto soltanto per conquistare il potere. Trovo che nel testo ci sia una critica feroce al consumismo, all'effimero, a un mondo che ha perso il senso dei valori importanti. Alla fine però i due si perdonano, e si lanciano in un duetto trascinante'.

© La Repubblica


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