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A PROPOSITO DI...
PETER UNCINO
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Il
Giornale della Musica
dicembre 2001
di Fabio Zannoni |
ESPLOSIVA MILVA-UNCINO
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Peter Uncino
dialogo concertante per voce recitante, voce cantante,
gruppo strumentale e orchestra ad libitum
di Marco Tutino
libretto di Michele Serra liberamente ispirato al "Peter Pan"
di Barrie
prima rappresentazione: Verona, Teatro Filarmonico, 24 novembre
2001
Edizione
Teatro Filarmonico
piazza XV rnarzo
Verona
0458002880
24 novembre 2001
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La nostra recensione
Le vie del teatro musicale sono infinite e questo Peter Uncino senza
dubbio lo dimostra:
"dialogo concertante", come viene definita dalla presentazione
- sorta di moderno Singspiel - lavoro di Michele Serra e Marco Tutino
si caratterizza in tal senso come forma di spettacolo assolutamente
originale; dove l'ironia amara e il cinismo dei contenuti del testo
si sviluppano su un impianto drammaturgico fatta di parti recitate,
sottolineate da una sorta di continuum sinfonico assieme ai momenti
strumentali dell'Ensemble Tangoseis. Momenti alternati a canzoni
interpretate da un'esplosiva Milva-Uncino, che troneggia, per tutta
la durata dello spettacolo, su un imponente baldacchino che ha la
sagoma della rossa palandrana - con tanto di cinturone e bottoni
dell'ormai vecchio Capitano. In uno scenario di un'isola-che-non-c'è
popolato di corvi mummificati, teschi e relitti si sviluppa un serrato
dialogo-battibecco tra gli invecchiati Peter Pan e Uncino, dietro
la presenza di una pipistrellesca ombra; non c'è vera vicenda,
ma piuttosto un muoversi tra i ricordi, nell'emergere graduale dei
lati più patetici e grotteschi dei due personaggi due bambini
con le rughe che vogliono esorcizzare lo scorrere del tempo - e
della natura stessa del loro conflitto, per ridursi a ritrovarsi
entrambi monchi, entrambi provvisti di uncino, alfine alleati, appaiati
a troneggiare sul nulla. Milva interpreta con spavalderia e una
grande ricchezza di accenti passando dai toni quasi rauchi (inusuali
per lei), nella ballata "E' inutile che cerchi le mie ossa",
ad un uso più dispiegato delle sue capacità vocali.
L'enfasi, anche sull'impianto tangheiro di molte canzoni, quindi
declamatoria (si fa sempre sentire ciò che ha appreso ad
interpretare certi song di Brecht-Weill); ma è anche nella
stesso tempo ironica e dolce a cantare "Hai una ruga bambino",
per poi farsi istrionica e sarcastica, nella "Canzone dei bambini
del mondo", a intonare su un serrato ritmo di tango:
'noi bambini non facciamo più bambini!". Riondino-Peter
Pan una perfetta voce recitante, molto sopra le righe, petulante,
patetica e simpaticamete sguaiata nel'intonare la melodia 'disneyana'
"voglio sul capo un cappello da capo". L'impianto musicale
di Tutino si muove sapientemente tra i 'generi' riuscendo a creare
un accorto amalgama tra il livello sinfonico e quello delle sonorità
amplificate di basso, chitarra, percussioni, bandoneon, violino
e pianoforte; e si evidenziano dei momenti interessanti di scrittura
strumentale, specie negli episodi per flauto. Il modellarsi mimeticamente
di una scrittura colta su influssi di musica di consumo, tango,
blues o anche della canzone melodica italiana non è tuttavia
sempre convincente: l'intenzione di adottare volutamente moduli
'semplici' e riconoscibili è s" congeniale ad aspetti
della narrazione e, pur apprezzandone la ricercatezza nella scrittura,
sembra alla fine mancare un vero carattere, un impronta sua propria.
II pubblico di un Teatro Filarmonico gremito in ogni ordine di posti,
ha apprezzato e acclamato interpreti e autori con calore e con più
chiamate.
© Il Giornale della Musica
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