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A PROPOSITO DI...
PETER UNCINO
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Corriere
Mercantile
2.12.2001
di Dario G. Martini |
Prima: Al Teatro Modena grande successo per "Peter
Uncino"
BRAVISSIMA MILVA
Intelligente il testo di Serra, accattivanti
le musiche di Tutino. Ottima la trovata dell'abito della cantante
trasformato nell'isola che non c'è
Da una fiaba per bambini a un requiem - o quasi
- per adulti senza speranza. Nulla da eccepire al successo ottenuto
anche al Modena da "Peter Uncino" (successo meritato per
l'intelligente ironia del testo di Michele Serra, per le accattivanti
musiche di Marco Tutino, per la regia di Giorgio Gallione, ma soprattutto
per l'impegnatissima esibizione di Milva nel ruolo di Capitan Uncino)
tranne l'amarezza che coglie notando che (probabilmente in contrasto
con le intenzioni) lo spettacolo gronda scetticismo e malinconia
e che, tutto sommato, questa rivisitazione della favola dello scozzese
sir James Matthews Barrie (presentata come commedia nel 1904) potrebbe
anche indurre non all'impegno, come certo vorrebbe, ma alla rassegnazione.
Serra ha ragione nel dichiarare che 'ci voleva tutto il sadismo
vittoriano per imprigionare un bimbo nella sua infanzia, in chiodandolo
ad una eternità prepubere'. Forse, però, Barrie non
era proprio un sadico, era soltanto un uomo infelice, la cui prima
infanzia era stata turbata dalla morte di un fratellino. Da ciò,
quasi certamente, quella sua voglia un po' crudele di fermare il
tempo. Comunque sia era senz'altro valida l'idea - a tre matrici:
Serra, Tutino, Gallione - di trarre preteso dalla vicenda dell'eterno
ragazzo e dell'isola che non c'era per stigmatizzare la sindrome
dei giovani che non vogliono crescere e anche per contestare chi,
invecchiando, diventa egoista e rancoroso, non sapendosi perdonare
la rinuncia agli ideali dell'adolescenza. Sen nonché questi
giusti propositi sembrano contraddetti dall'affermazione finale
che 'la capacità di volare scomparsa per sempre'.
Gallion ha fatto apparire molti teschi e molti corvi, simboli di
morte, sulla montagna posta ad indicare l'isola che non c'è.
Scorgendoli, torna alla mente una esortazione di Balzac: 'La morte
è anche troppo sicura. Dimentichiamola'. Lo stesso Serra,
nel suo copione scritto con maestria e con una tecnica teatrale
tutt'altro che irrilevante - fa dire ad un certo punto dall'Ombra
con ali nere: 'Se tu non pensi alla morte la morte non pensa a te',
ma è proprio quella dell'andarsene (un'andarsene aperto sul
nulla) la cifra cui volge l'azione e non a caso nel finale il buffo
copricapo di Peter Pan finisce sopra uno dei tanti teschi alla ribalta,
come a significare che il sogno è defunto. Intanto, dopo
il crollo di ogni illusione, gli uncini si erano incrociati, con
Peter e il Capitano diventati una cosa sola: il potere che uncina.
Esaurite le riserve sul pessimismo (esplicito, anche se involontario)
della elegante composizione musicale "da camera", eccoci
a lodare non soltanto Milva, molto brava con la sua duttilità
vocale e con il fiammeggiare dei suoi rossi capelli (per l'ultima
canzone) liberati finalmente dal nero tricorno, ma anche David Riondino,
un Peter Pan a tratti un po' statico, ma al momento giusto agile
e spiritoso come la definizione che ha saputo dare del suo cappellino:'Questa
minima protesi dela viriltà'. Da citare anche Riccardo Maranzana
quale Ombra in vena di atteggiarsi a pipistrello.
Il musicista Marco Tutino ha creato con briosa o dolente spigliatezza
cinque "song" per Milva, più una per Riondino e
un'altra da cantare in duetto. Eccezionali i 'Tangoseis (ensemble
con pianoforte e bandoneon) che hanno anche proposto una sintesi
della partitura per orchestra sinfonica eseguita a Verona. Grande
trovata per la scena di Gallione e Giovanna Buzzi: hanno fatto dell'iperbolico
abito di Milva l'isola che non cè.' Alla Buzzi dobbiamo anche
la parrucca, il tricorno e i baffi della cantante: iI tutto da godere
come la sempre inconfondibile voce dell'ex "pantera di Goro".
Applausi a scena aperta e al termine ovazioni.
© Corriere Mercantile
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