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A PROPOSITO DI...
PETER UNCINO
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La
Stampa (Liguria Spettacoli)
2.12.2001
di Roberto Iovino |
La rilettura controcorrente di Michele Serra
mette in risalto un grande Riondino e una splendida 'pantera di
Goro'
DAVID E MILVA, PETER PAN E UNCINO RINGRAZIANO
Un elegante spettacolo al Modena che rinnova
il successo della prima
II cappellino, le scarpette allungate, l'improbabile
costume sono quelli di sempre. Ma i capelli grigi, la pancetta.
Qualche dolore sparso qua e là rappresentano il segno del
tempo trascorso. Gli anni passano insomma anche per Peter Pan e
non meno invecchiato appare il suo nemico di sempre, quel Capitan
Uncino che sembra ormai preferire un comodo trono alla tolda della
sua nave.
I due personaggi creati dalla fantasia di Barrie rivivono in 'Peter
Uncino', lo spettacolo di Michele Serra con musica di Marco Tutino
presentato venerdì sera al Modena con la regia di Giorgio
Galline e le scene di Giovanna Buzzi.
Serra si è prefissato di liberare Peter dalla prigione in
cui era stato costretto dall'eterna condizione di bambino impossibilitato
a crescere. Ne fa un bambino invecchiato, incapace ormai di volare,
soprattutto di sognare.
E' la mancanza di sogni che precipita i nostri due personaggi nella
realtà e nelle paure. Sembra cominciare il conto alla rovescia
verso la morte. E si scatena una assurda guerra di potere sul governo
dell'isola che non c'è.
Lo scettro, il cappello piumato di Uncino, alla fine sarà
di entrambi e di due eterni rivali continueranno la difficile convivenza.
Una rilettura del mito di Peter Pan naturalmente controcorrente,
quella di Serra, giocata fra ironia (le considerazioni seccate di
Peter sulla sua condizione: 'dall'ultimo dente di latte precipitato
alla prima ispezione alla prostata') e tenerezza. La fine dei sogni
di Peter e del Capitan segna anche la fine dei sogni degli spettatori,
di chi è cresciuto nella fantasia di quell'isola che non
c'è popolata da curiosi personaggi da Wendy e Campanellino.
Divertimento e nostalgia trovano un'efficace rappresentazione musicale
nell'articolata partitura di Marco Tutino che alterna canzoni e
sottofondi per melologhi intensi.
Spettacolo elegante, insomma, che Gallione costruisce con gusto
e intelligenza in uan sapiente alternanza fra prosa e musica, senza
eccessi, con una recitazione garbata e misurata.
In scena giganteggia Milva nei panni del Capitan Uncino. Recita
bene, canta con la consueta verve da grande signora della musica
italiana.
Al suo fianco David Riondino rende con piacevoli soluzioni il povero
Peter: un personaggio più parlato che cantato, m con una
vasta gamma di intonazioni. Infine, Riccardo Maranzana è
l'ombra, una sorta di coscienza, di collegamento fra ieri e oggi,
fra passato e presente.
Ottima la resa musicale da parte dell'Ensemble Tangoseis: Gilberto
Pereyra, bandoneon, Mauro Rossi, violino, Vicky Schaetzinger, pianoforte,
Mauro de Federicis, chitarra, Franco Finocchiaro, contrabbasso e
Ferdinando Faraò, percussioni. Replica ancora questa sera.
Foto: Milva-Capitan Uncino: alla tolda della nave preferisce
un gigantesco trono
© La Stampa
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