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A PROPOSITO DI...
PETER UNCINO
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La
Sicilia
10.01.2003
di Ettore Zocaro |
L'UNCINO DI MILVA ARPIONA IL PUBBLICO
Lo spettacolo su musiche di Marco
Tutino e testo di Michele Serra applaudito alla "prima"
romana
Roma. La presenza forte di "Peter Uncino",
su musica di Marco Tutino e testo di Michele Serra, diretto da Girgio
Gallione, ispirato alla saga di Peter Pan creata da J.M. Barrie,
è quella di Milva, nei panni di Capitan Uncino. Una Milva
insolita - il debutto l'altra sera al Sistina - che fedele alla
sua fama di "pantera di Goro", tira fuori tutti i suoi
artigli. In scena appare "en travestì", vestita
e truccata da vecchio uomo decrepito e cattivo, con i baffi e un
grande cappello in testa, issata al centro del palcoscenico, completamente
nascosta sotto un enorme vestito (ideato da Giovanna Buzzi) riempie
tutta la scena. Panni maschilissimi la rendono più aggressiva
del consueto, ben aiutata dalla voce calda e roca che quando canta
tradisce poco la sua origine femminile. Milva è il polo magnetico
di uno spettacolo musicale, misto di canto e narrazione, difficile
da definirsi, tra il melologo, e, come indica la locandina, il "dialogo
concertante per attore, cantante, gruppo strumentale e orchestra".

Milva-Uncino durante
lo spettacolo.
(Foto di Bepi Caroli)
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Per chi non conosce l'evoluzione artistica
di Milva, da diversi anni ormai una squisita cantante brechtiana,
e affascinante partner dell'indimenticabile Astor Piazzola, ottima
interprete di tanghi d'autore, molto sofisticati, resterà
sorpreso. Da lei il pubblico forse si aspetta canzoni più
leggere e facili. Ma la stessa Milva faceva rilevare alla vigilia
la sua trasformazione ricordando ricordando "Angeli in bandiera",
la commedia musicale di Garinei e Giovannini interpretata una trentina
d'anni al fianco di Gino Bramieri proprio al Sistina , come qualcosa
di distante, non più proponibile nella sua attività.
Oggi Milva, che ha 63 anni, dimostra un carattere degno di applausi.
Ma questo "Peter Uncino" non è un recital, è
un'azione scenica che si svolge in compresenza di un testo musicale
di Marco Tutino, uno dei nostri maggiori compositori, e di un testo
parlato, quest'ultimo opera di Michele Serra. La musica (eseguita
dal vivo dall'ensemble Tangoseis) narra la sua drammaturgia, e i
due personaggi, quello di Peter Uncino e quello di Peter Pan affidato
a David Riondino, il quale si rivela ottimo attore di narrazione,
dialogano la loro storia, l'uno maggiormente parlando, l'altro per
lo più cantando. Nocciolo della vicenda è quella della
fine dei sogni, quando si scopre che la realtà è più
dura di quanto si immaginasse, e dunque bisogna che ciascuno trovi
la sua maniera di farci i conti, chi cedendo del tutto allo spirito
dei tempi, chi conservando qualche rapporto con l'utopia. Niente
di consolatorio o di edificante,dunque, ma una riflessione inquietante
sul senso della vita e sulla conoscenza delle speranze giovanili
che a un certo punto a tutti viene posta. Porre di fronte Peter
Pan e il suo eterno antagonista Capitan Uncino è certamente
un motivo teatralmente valido e affascinante, un'occasione per riflettere
sul mondo, sul tempo che passa, sulla gioventù spavalda che
si sgretola strada facendo. Tra paradosso e dolorosa comicità,
lo spettacolo si fa apprezzare, registicamente inappuntabile, ma
non soddisfa, la metafora fa molta fatica a passare. Colpa di una
elaborazione drammaturgica quasi tutta orizzontale.
© La Sicilia
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