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A PROPOSITO DI...
LA VERA STORIA edizione 2002
di Luciano Berio, testi di Italo Calvino
Regia Henning Brockhaus

    Primafila
mensile di teatro e di spettacolo
n. 90, dicembre 2002
di Nuccio Messina

LA STORIA DELLA BELLA APPARENZA



Foto di Arno Declair
 

Ancora Milva. E ancora, per lei, il testo di un grande scrittore e la musica di un artista del nostro tempo.
Dopo Brecht e Piazzolla, Luciano Berio con il messaggio di Italo Calvino, una parabola sconvolgente dei rapporti interni al Potere: teatro politico, di assassinio e di vendetta, di ribellione e di oppressione.
Berio, uno degli autori più prestigiosi della nuova musica colta, ha creato, facendo riferimento ai mali dell’umanità – sui testi di Calvino scritti sull’onda emotiva del rapimento di Aldo Moro – un conflitto che assume un’impostazione di tipo quasi filosofico piuttosto che porre l’accento sullo sviluppo dell’azione. Il tema del dispotismo e dell’oppressione: l’oppressione e il tumulto, urla di guerra e nostalgia di pace caratterizzano la lotta eterna.
Nella costruzione dell’azione Berio pare aver tenuto spesso presente la stessa struttura scelta da Verdi per il Trovatore, opera che in primavera sarà messa in scena, come questa, al Teatro dell’Opera di Amburgo: una madre vendicativa sequestra il figlio dell’assassino, due uomini lottano l’uno contro l’altro e non sanno che sono fratelli. Il luogo dove si svolge l’opera è una festa i cui partecipanti indossano la maschera, una festa nella quale i personaggi scelgono la strada del bene ma anche quella del male, camminando verso una meta sconosciuta. La musica della composizione classica moderna italiana sprigiona la sua forza attraverso le esplosioni improvvise del coro e grazie agli strumenti di latta e alle percussioni; le linee del canto sono ariose nelle cantilene, e fioriscono in modo sempre uniforme, mentre il canto finale rende estrema, amplificandola, ogni suggestione.



Foto di Jörn Kipping
 

Ad Amburgo per la messa in scena di quest’opera – il primo e, forse, fino ad ora il più importante lavoro del teatro musicale postmoderno – è stata allestita la migliore scenografia possibile. Sulla piazza della città rinascimentale di Ezio Toffoluti, attraverso la presenza di case spostabili, e grazie anche ai costumi di Patrizia Toffoluti, è stato possibile al regista Henning Brockhaus di realizzare uno spettacolo ordinato ed inquieto allo stesso tempo. L’opera ha offerto molte suggestioni visive dato che il coro (addestrato sapientemente da Florian Csizmadia) e i movimenti delle comparse hanno sfruttato ogni moto interiore: rabbia, speranza, lutto. Ingo Metzmacher ha diretto con slancio e particolare capacità di sintesi gli splendidi Filarmonici.
La star dello spettacolo è, senza dubbio, la diva italiana della chanson, Milva, che, nella parte del cantastorie ha commentato lo sviluppo degli avvenimenti. La sua presenza scenica ha dominato chiaramente il resto dell’ensemble: le sue ballate hanno creato la suggestione musicale più intensa.
Berio ha composto il ruolo del cantastorie su misura per le caratteristiche della sua voce; e lei riempie la sala con la sua voce potente, la sua presenza scenica e la sua gioia di recitare. La voce profonda di Milva e la sua vigorosa gestualità provocano un contrasto interessante rispetto agli altri cantanti. E il pubblico, attento e partecipe, l’ha premiata un modo speciale. Luciano Berio, Italo Calvino e Milva: un nuovo grande successe per l’arte del nostro paese.

Nelle foto: Milva in la vera storia di Luciano Berio e Italo Calvino, regia di Henning Brockhaus, Teatro dell’Opera di Amburgo 2002

© Primafila


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