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A PROPOSITO DI...
LA VERA STORIA edizione 2002
di Luciano Berio, testi di Italo Calvino
Regia Henning Brockhaus

    La Repubblica
settembre 2002
di Angelo Foletto

MILVA, UNA CANTASTORIE CHE ESALTA BERIO-CALVINO
Amburgo, la "rossa" con l’opera "La vera storia"

Amburgo – C’è Milva la Rossa sui manifesti della bellissima prima tedesca di La vera storia di Luciano Berio. E il suo ruolo (la Cantastorie) è trasformato dall’avvincente regia di Henning Brockhaus in personaggio-chiave della trama cripto-operistica creata da Italo Calvino sulla musica di Berio nel 1977-81. "In questo racconto fatto soprattutto di monologhi emozionali, slegati l’uno dall’altro, quindi impossibile da illustrare in chiave narrativa lineare, abbiamo adottato un trucco drammaturgico: immagini e regole del set cinematografico, raccontando per sequenze", spiega Brockhaus che ha lavorato con esiti eccellenti in sintonia di Ezio Toffolutti (una piazza di paese, pare all’apertura di sipario: ma le facciate su carrelli si adattano alle varie situazioni), con i costumi di Patrizia Toffolutti, le coreografie di Juan de Torres e le luci di Franco Ferrari. "La Cantastorie fa da collante tra i "tagli" cinematografici come fosse il vero regista dello spettacolo".
Così gli spettatori sono rimasti avvinti dalla rappresentazione, tenuta su una tensione musicale sfavillante da Ingo Metzmacher e dalla lodevole compagnia di canto cui nella seconda parte, quella senza una vicenda vera e propria, s’è aggiunto l’ottetto vocale che Brockhaus smentendo le indicazioni di partitura, ha portato in palcoscenico: "Anche lì ci sono parole e situazioni, seppure più metafisiche". Ma in scena il set è scomparso: c’è soltanto una gradinata da stadio (con spettatori precettati dalla platea della Staatsoper) davanti a cui i personaggi, ormai burattini senza fili, ripercorrono con disperazione i gesti della prima parte. La vera storia è una delle opere più disperate e audaci del novecento", spiega il regista: "racconta l’inefficacia della protesta, rappresenta l’uomo senza storia e senza futuro. Unica speranza: l’arte, la musica in particolare. Così alla fine i protagonisti, ognuno suonando uno strumento, si compongono come una piccola orchestra".

© La Repubblica


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